Cenni Storici

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Completamente pianeggiante, è solcato da numerosi corsi d’acqua, che alimentano la fertile campagna circostante costituita da 9000 “campi veronesi”, coltivati principalmente a mais, riso, soia e barbabietole. Il principale corso è il fiume Tione con i suoi affluenti: il Tioncello, la Demorta, il Camandone, la Grimana, la Gambisa, la Giona .

Toponimo: Trevenzuolo è d’origine latina e deriva dal nome di persona “Trebentius” o “Terventius”. Questo testimonia che in epoca romana esisteva un vicus, testimoniato da importanti reperti (un bronzetto ora al British Museum di Londra, una gemma di pregevole fattura, epigrafi,resti numerose officine teglarie, etc..) anche se tracce di insediamenti umani sul luogo risalgono all’età del bronzo (2000 – 1000 a.C.)

La particolare posizione geografica della zona infatti offriva caratteristiche ottimali affinché gruppi di popolazioni ponessero qui la loro dimora: il Tione e il Tartaro costituirono una delle vie naturali di invasione della pianura.

I primi insediamenti preistorici relativi, al periodo compreso tra la media Età del Bronzo ed il Bronzo finale, sono attestati dal materiale rinvenuto soprattutto in prossimità del capoluogo, in località Castello, e presso la corte Vivaro, ai confini col comune di Nogarole Rocca. I numerosi reperti riportati alla luce, quasi sempre frammentari, come ceramiche varie, statuette in argilla e tavolette, sono raccolti nel Museo Archeologico di Isola della Scala.

L’età romana è testimoniata da due iscrizioni: una su lamina di bronzo è l’ex voto dedicato alla dea Minerbe da parte di un certo Sextus Veronius Apelles; l’altra su pietra, dissotterrata nel 1830, è dedicata da Claudia Marcellina, figlia di Tiberio, al suocero Tiberio Claudio Augustano, insigne personaggio appartenente alla classe gentilizia, vissuto ricoprendo cariche pubbliche nel I secolo d.C. Nel 1879, in località Serraglio, nella frazione di Fagnano, sono stati rinvenuti anche i resti di un vasto edificio, su un’area di 1900 metri; i materiali trovati portano all’ipotesi che nella zona fosse attivo un impianto per la produzione di laterizi. Nell’Alto Medioevo, Trevenzuolo fu sottoposto alla giurisdizione del potente monastero veronese di San Zeno, che fu oggetto di privilegi e di investiture feudali da parte dei Carolingi e di Berengario I; la frazione di Fagnano, invece, faceva parte dei beni dei Canonici della Cattedrale di Verona, mentre Roncolevà iniziò la sua esistenza come centro abitato solo quando, fra XII e XIII secolo, le terre paludose e boschive della zona furono sottoposte ad interventi di bonifica (lo stesso toponimo, alludendo ai lavori di disboscamento, rivela questa sua più recente origine medievale).

Trevenzuolo imperniò le sue prime forme d’inurbamento attorno al castello, la cui funzione era di presidiare il passaggio sul Tione, di difendere ed arginare le scorrerie dei mantovani; i documenti dell’epoca parlano, infatti, di “castrum Trebenciolum”. Esso andò distrutto durante i violenti scontri fra Veronesi e Mantovani, tra il 1230 ed il 1242, come ricordano le cronache del tempo; furono gli anni in cui, oltre all’abitato di Trevenzuolo, le truppe condotte dal podestà di Mantova, Lorenzo Strazza, provocarono la rovina anche del castello di Colà e del paese di Isola della Scala.

Il decadimento definitivo del castello si ebbe, però, solo con l'avvento di Venezia quando, dopo essere stato messo in secondo piano e caduto in uno stato di totale trascuratezza, cadde in abbandono e divenne fonte di approvvigionamento di materiali da costruzione; la stessa sorte toccò alla fortificazione di Fagnano, che fu distrutta nel 1442 insieme a quella di Vigasio. Il perimetro del castello, ancora riconoscibile fino a qualche decennio fa, su un promontorio tra il fiume Tione ed il Tioncello, è oggi non più visibile a causa di un recente spianamento, che ne ha completamente disperso le ultime tracce. Pur costituendosi in comune rurale, sotto la signoria scaligera e viscontea, Trevenzuolo rimase sempre soggetto all’amministrazione dell’abate di San Zeno, fino a quando in età veneta, dal 1400 in poi, i beni di proprietà del monastero vennero ad assottigliarsi sempre più a favore della borghesia e della nobiltà veronese.

Le casate che godettero di possedimenti fondiari nel territorio di Trevenzuolo furono i Pellegrini, i Fracastoro, gli Allegri, i Giona, gli Spolverini, i Nichesola, i Curtoni, i Fontanelli, i Da Campo, gli Schioppo ed i Giusti. Furono così ampliate le corti e compiuti interventi di costruzione di nuove fabbriche signorili e rustiche e di cappelle gentilizie, nonché opere di miglioria dei terreni al fine di potenziare le coltivazioni locali.

Viene da Trevenzuolo una minuscola gemma, di appena 8 millimetri, in pietra dura, recuperata nella zona compresa tra la strada per Bagnolo di Nogarole Rocca, il Tione e la fossa Grimana, nell'area di una villa urbano rustica; sulla faccia concava è raffigurata una testa femminile di profilo, su quella convessa una figura maschile atletica.